Importante Chiesa monastica nella quale venivano rinchiuse le ragazze delle più importanti famiglie nobiliari di Venezia, non per vocazione, ma solamente per meri motivi di eredità familiari. Molti finanziamenti arrivarono per questo motivo a questa Chiesa fin dagli albori della Repubblica, considerato che nel 829 questa era già consacrata. Il brolo (l’orto, il giardino alberato) delle Monache di San Zaccaria si trovava di fronte la Basilica di San Marco, al di là del canale Botario e fu acquisito dalla Repubblica per ingrandire Piazza San Marco. La parola italiana “imbroglio” deriva proprio dal veneziano “in brolo”, in relazione agli accordi che i nobili effettuavano prima delle votazioni che si sarebbero effettuate nella Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale per le scelte comuni o per la votazione del Doge. Intitolata al padre di Giovanni Battista, precursore di Gesù Cristo, per il corpo del Santo che qui vi è conservato, subì numerosi restauri e radicali trasformazioni durante la sua lunga esistenza.
La chiesa, in origine unita a S. Marco e concepita da Gambello, fu eretta nel corso del XV sec. in forme gotiche per essere poi ultimata da Mauro Codussi (1483-90), che vi aggiunse una facciata in pietra bianca a più ordini, di tipica impronta rinascimentale. L'Interno, a tre navate su colonne, unisce elementi gotici a nuove forme rinascimentali in spazi di grande solennità. Lungo le pareti delle navate, sono conservate alcune grandi tele dei sec. XVII e XVIII, tra cui la più significativa è la Madonna in trono e santi, celebre pala di Giovanni Bellini (1505). Nell'abside della cappella di S. Tarasio sono importanti affreschi di Andrea del Castagno e di Francesco da Faenza (1442); vi sono conservati inoltre tre polittici gotici di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna (1443). La facciata è opera di numerosi architetti che si sono succeduti, ma l’impianto iniziale si attribuisce ad Antonio Gambello alla morte del quale intervenne Giovanni Buora (1483), cui succedette Alessandro Vittoria e solo successivamente Mauro Codussi, che, riprendendo ed ampliando significativamente quanto già realizzato a San Michele in Isola, trasformò l’impianto di tradizione gotica in un maestoso monumento dell’arte rinascimentale. Nell’arco della Cappella di San Tarasio sono ancora presenti mosaici pavimentali di gran pregio in opus tessile, mentre quelli della cripta e della sacrestia solo in opus tassallatum. Avendo avuto un cospicuo patrimonio per la presenza di numerose figlie di nobili, le opere d’arte qui custodite sono di notevole pregio. Vi sono opere di Giovanni d’Alemagna e Antonio Vivarini, Giovanni Bellini, Jacopo Palma il Giovane, Jacopo Tintoretto e Giandomenico Tiepolo. Per antica tradizione, il 13 settembre d’ogni anno il Doge e la Signoria si recavano in processione al ricchissimo convento delle monache di San Zaccaria, e qui era ricevuto dalla badessa e accompagnato sino all'altar maggiore per assistere alla messa officiata dal patriarca. La data fu poi spostata al giorno di Pasqua, ma la visita dogale rimase tradizione rispettata fino alla fine della Repubblica. L’avvenimento era importante - tra l’altro - perché si trasformava spesso in un’occasione di confronto tra le diverse fazioni della Signoria.
Informazioni utili: Visite: lun-sab: 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Dom 16.00-18.00. Indirizzo: Campo S. Zaccaria, 4693 Castello cap 30122 - Venezia Telefono: +39 041 5221257 Linee Actv: fermata S. Zaccaria
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